AMARCORD ROSSOBLU': DARIO SILVA La storia di "Sa Pibinca", ancora oggi amatissimo in Sardegna
Dopo l'addio al Cagliari tanti gol in Spagna, poi il dramma nel 2006
CAGLIARI: Inauguriamo oggi quella che vuole essere una nuova rubrica per tutti i tifosi che ci seguono e amano il Cagliari. Abbiamo deciso di chiamarla Amarcord rossoblù. Ogni due settimane pubblicheremo la storia di ex più o meno famosi, più o meno amati, passati per l'isola nel passato recente. Abbiamo deciso di partire con la storia di un ragazzo, ricordato in Sardegna soprattutto per le doti di uomo, e solo dopo per quelle, tra l'altro ottime, di calciatore: Dario Silva.
L'ARRIVO E LE ATTESE: è l'estate del 1995 quando le strade di Dario e del Cagliari si incrociano la prima volta. Il progetto di Cellino è ambizioso. Dopo aver ingaggiato Giovanni Trapattoni come allenatore e aver ceduto l'amatissimo Dely Valdes al Paris Saint Germain il presidente annuncia l'acquisto di un attaccante fortissimo che sta facendo sfracelli nel Penarol in Uruguay, destinato quindi a sostituire presto il forte attaccante panamense nel cuore dei tifosi. Dario Silva viene presentato come un fenomeno: fortissimo di testa, veloce e spietato davanti alla porta. D'altronde lo score delle ultime due stagioni di questo ragazzotto uruguayano dalla faccia simpatica e sempre sorridente parla chiaro: 26 reti in 36 presenze. Niente male. I presupposti per un attacco super in compagnia di Muzzi e Oliveira vi sono tutti.
LE PRIME DELUSIONI: sin dalle prime apparizioni però qualcosa sembra non quadrare. Dario realizza un gol favoloso a Genova in pallonetto alla Sampdoria ma nel complesso non pare confermare le importanti aspettative di inizio stagione. Delle tante doti osannate si nota soltanto la velocità, a tratti impressionante. Talmente impressionante che spesso durante le partite va più veloce persino della palla, dimenticandola indietro o perdendola goffamente, oppure, quando gli rimane tra i piedi, è capace di correre per 40 metri, seminare tutti, e fallire clamorosamente davanti alla porta.
SA PIBINCA: nonostante ciò l'amore con la città è di quelli a prima vista. Dario mette cuore e anima sia in allenamento che in gara; riesce nei gesti tecnici più complessi e fallisce nelle basi del gioco. Questa strana caratteristica, oltre che un carattere particolarmente autoironico e scherzoso gli valgono oltre che l'affetto della gente, anche quello del gruppo comico teatrale e televisivo dei "La Pola", per i quali compie più di uno sketch nell'emittente regionale Videolina. Saranno proprio loro ad affibiargli il fortunato soprannome "Sa Pibinca", scimmia in sardo, proprio per la sua imprevedibilità nelle movenze e nelle conclusioni. Storico anche il personaggio creato dal presentatore Massimiliano Medda "Magandu jogu" (ma quando gioco), improbabile calciatore che lo prende in giro per la sua scarsa vena realizzativa. In effetti saranno appena 7 le sue reti totali nelle prime due stagioni rossoblù, con la seconda che vedrà i rossoblù sprofondare in B dopo il triste spareggio di Napoli contro il Piacenza.
L'ESPLOSIONE: nonostante le prestazioni non eccelse l'uruguayano, ancora nell'estate 1997, è uno dei giocatori, insieme a Muzzi e O'Neill, ad avere maggior mercato, soprattutto all'estero. Sa Pibinca però decide di restare anche nella serie cadetta, per ripagare anche sul campo lo speciale legame creatosi con i sardi. E finalmente con Ventura, dopo l'ennesimo avvio problematico e stentato, Dario trova la sua dimensione e vengono fuori anche le sue doti di bomber. Saranno 13 le reti a fine campionato; alcune splendide (un capolavoro la rovesciata contro il Castel di Sangro), alcune importantissime (suo uno dei due gol nella vittoriosa trasferta di Padova che sancì la quasi matematica promozione in A) con tante giocate da grande campione regalate al pubblico del Sant'Elia. A fine stagione il divorzio inaspettato proprio quando il suo talento sembrava finalmente sbocciato. Ventura gli preferisce una punta di peso come Mboma, o perlomeno in tanti dissero così all'epoca, e così Sa Pibinca, in scadenza di contratto, vola via verso la Spagna.
LA SPAGNA E POI IL DRAMMA: ad attenderlo l'Espanol; stagione sfortunata quella di Barcellona, mentre va molto meglio a Malaga, dove in 4 stagioni colleziona 46 reti, formando una coppia gol da sogno proprio con quel Dely Valdes che fu chiamato a sostituire in Sardegna. Gli strani incroci della vita. Poi ancora due stagioni fra alti e bassi a Siviglia, prima della sfortunata avventura in Inghilterra al Portsmouth nel 2005-06, conclusa con appena 2 reti in 13 gare. Alla fine della stagione Darietto torna in patria, dove il 24 settembre 2006 rimane vittima di un incidente stradale, le cui conseguenze implicano l'amputazione proprio di quella gamba destra che gli aveva consentito una vita nel calcio. Mentre il mondo gli crolla addosso però trova ancora una volta il coraggio e la forza per rialzarsi, e lo ritroviamo in una partita di beneficenza a inizio 2009 siglare addirittura una doppietta nonostante la protesi al ginocchio. Il vero obbiettivo dell'uruguayano però sono le Paraolimpiadi del 2012. Dario Silva, un uomo straordinario, simbolo della capacità di non arrendersi mai; a Cagliari l'avevano capito dal primo giorno.
Grande magico Darietto..ricordo ancora i suoi stop meravigliosi di punta al volo e i tanti gol falliti a porta vuota..era comunque un giocatore da tenersi stretto..