MILANO - Il presidente dell'Inter Massimo Moratti, intervistato in esclusiva da Sky, dà un chiaro addio al forse più importante frutto del suo vivaio e maggior affare nella gestione della squadra nerazzurra:
"Perché una sconfitta di Moratti? Può anche essere, non lo so, vedremo se la partenza di Mario Balotelli sarà una sconfitta, lo considerino come vogliono. Su Balotelli hanno ragione tutti, è un talento che, per conto mio, non si è ancora espresso al 100%, ma questo talento, in questo momento, non è sembrato così indispensabile all’interno della realizzazione della squadra.
Abbiamo delle offerte importanti, degli obiettivi di carattere economico, quindi il sacrifico lo fai con il giocatore che gli altri ti chiedono, non con quello che cerchi di vendere e nessuno vuole. Balotelli rimane un grande talento, ma per noi è quasi un obbligo uscire in questa maniera.
Con lui avevo un rapporto decisamente buono, poi non so cosa dirà lui"
MARIO E IL GRUPPO - "Certamente avrà inciso. Non si è trovato benissimo e anche gli altri in certi momenti, ma le vittorie hanno fatto sì che tutto fosse perdonato, anche perché c’era la stima nei confronti del professionista che gioca bene. Ciò non toglie che questo abbia influito nel sentirlo un po’ meno parte di un pezzo unico".
MORTO UN PAPA... - Gli occhi di Moratti sono ormai rivolti ad un altro giovane, un altro campione, un altro diamante allo stato grezzo: "C’è Coutinho che è un altro giovane, la scomessa continua. "
IN ENTRATA... - Moratti, magari impressionato da Philipe, dribbla bene le domande dei colleghi su cosa scegliere tra un colpo di mercato funzionale e un altro di grido:
"Dobbiamo ripartire con quello che abbiamo, un gruppo che ha fatto bene. C’è un allenatore diverso - spiega Moratti" -, che ha visioni diverse dal precedente, ma che cerca di preservare il buono. Da lì si riparte, dalle vere necessità che può avere questa squadra, poi ti puoi consentire lo sfizio del giovane. Non devi cercare la stella, ma un giocatore funzionale,:l’orologio deve girare così".
DOPO LA PRIMA CON BENITEZ - Solo nell'allenamento dell'altro ieri Moratti ha incontrato per la prima volta il nuovo tecnico iberico. Ecco le sue prime impressioni:
"Era fra gli allenatori quello che aveva un’esperienza internazionale di un certo tipo, di lui mi avevano parlato molto bene e siamo andati diretti su di lui.
Abbiamo anche valutato delle alternative, perché la scelta era difficile. Benitez è molto professionale, lavora moltissimo, ha schemi di lavoro simili a Mourinho.
E' garanzia di serietà e, spero, di buoni risultati. Umanamente è educato, cortese, affabile, non pressante, anche quando si parla di acquisti. Mourinho lo è stato solo per Quaresma, poi non è andata bene e si è ritirato un po’ in seguito. Ho sempre cercato di accontentare tutti, ma questo ha portato alla dispendiosità di cui si parlava.
Non volevo uno che imitasse Mourinho o si mettesse in concorrenza con lui da un punto di vista caratteriale, anche perché sarebbe stata dura. Benitez è totalmente diverso dal punto di vista caratteriale".
TRE PER UNO. O MEZZO? - Intanto l'Inter ha ufficializzato un passo per quanto riguarda il mercato in uscita. Dopo tre giovanissimi arrivi, Faraoni, Benedetti e Ranocchia, la società ha ceduto, anche se in comproprietà, il giovane e talentuosissimo Khrin. Lo sloveno il prossimo anno giocherà nel bologna. Chissà che avendo più spazio non possa crescere tanto da tornare a Milano per diventare il futuro dominatore di centrocampo. la classe ce l'ha, la tecnica pure.
Gabriele Marino