MILANELLO (Va), 20 Luglio 2010 - Ai cronisti presenti in sala stampa deve essere venuto immediatamente un dubbio: "Siamo nel quartier generale del Milan, oppure a Palazzo Chigi?". Sì, perché veder sfilare prima Berlusconi e subito dopo Roberto Maroni, sarà sembrato a tutti un po' inconsueto. Più che legittima la presentazione del patron rossonero, accettabile la presenza di un Ministro degli Interni milanista, ma che dire dello sproloquio sul buon governo, sui "successi" dei suoi collaboratori, sulla necessità della legge anti - intercettazioni, conosciuta in tutto il mondo (democratico) con il nome di legge - bavaglio? Si doveva parlare di Milan, non occorrevano spot elettorali per mascherare gli scandali che affliggono i più stretti collaboratori del premier. E della contestazione che i tifosi (quelli veri) stavano conducendo fuori dai cancelli di Milanello, si è parlato? Due paroline, tanto per sminuirne l'iniziativa: "Protestano per la mancata immissione di capitali, ma la mia famiglia ha investito 60 milioni all'anno nelle ultime sette stagioni". Come dire: "Non sanno quel che fanno".
LA "SOLITA" CELEBRAZIONE - Quando finalmente Berlusconi comincia a trattare l'argomento del giorno, il Milan appunto, va in scena l'auto - celebrazione già sentita in diverse occasioni: "Sono il presidente del Club più titolato al Mondo. Sono da 25 anni presidente di questa società, quello che ha vinto di più. Il secondo dopo di me è Santiago Bernabeu a cui è stato dedicato anche uno stadio". E poi via con l'elenco dei trofei in bacheca. Anche questa è ormai una storiella nota anche a chi di calcio non ha mai visto nemmeno una partita. Infine la rassicurazione: "Malgrado i tentavi di interdizione da parte dei miei figli, rimarrò al mio posto".
ALLEGRI LA "STAR" - Trova il tempo anche per parlare del nuovo allenatore, il premier. Quel Massimiliano Allegri che "ha la faccia per essere una star del cinema, ma è anche un bravo allenatore che ha avuto risultati brillanti". Il tecnico livornese è già avvertito: guai a impiegare Pato largo sulla destra; assolutamente da schierare le due punte; avanti con il calcio spettacolo e le vittorie. Nelle ultime due stagioni, spettacolo e trionfi non sono stai pervenuti. "Colpa" di Ancelotti e Leonardo, certo. Mica di una squadra vecchia e demotivata.
LA ROSA GIUSTA - Dopo una stagione fallimentare come quella passata, è stato espresso un giudizio unanime nei confronti del Milan: il parco giocatori era (ed è) nettamente inferiore all'Inter e alle altre grandi d'Europa. Berlusconi non se ne preoccupa. D'altro canto, nel calcio come in politica, è il suo pensiero che conta: "Abbiamo una rosa assolutamente adeguata che può competere con chiunque. Sfido chiunque a dirmi il nome di una squadra che ha una sommatoria di classe a centrocampo simile a quella che abbiamo noi con Ronaldinho, Pirlo, Seedorf e Pato". Passi per Dinho e Pato, l'uno autore di una stagione da leader, l'altro preso in ostaggio dagli infortuni, ma per quanto riguarda Seedorf e Pirlo, le azioni sono in netto calo da diverso tempo e ancora una volta è stato il campo a dimostrarlo. Quanto ai nuovi arrivi, il premier accoglie a braccia aperte "un grande portiere come Marco Amelia, che è sempre stato un mio pallino, un difensore arcigno come Mario Yepes (34 anni) e un giovane greco di fascia che ha annullato Messi al Mondiale come Sokratis Papastathopoulos".
IL MERCATO - In mezzo a tanto parlare e compiacersi, che cosa ha detto, in concreto, Berlusconi sul mercato estivo? Niente che già non fosse noto, capitolo Ronaldinho a parte. Il brasiliano, da lui considerato come "il giocatore più incisivo di sempre", rimarrà al Milan: in autunno gli verrà prolungato il contratto, la cui scadenza è prevista fra poco meno di un anno. Nessuna clausola di rescissione a Gennaio, dunque. Per far rendere al massimo Ronaldinho, il consiglio del patron è farlo giocare in posizione centrale, in modo "possa andare spesso al tiro, perché ha il gol nel sangue anche lui. Inoltre, io lo vedo pure seconda punta". Rassicurazioni anche sulla permanenza di Thiago Silva, per il quale il Real aveva presentato un'offerta di 20 milioni, qualche giorno fa: "Resterà con noi". Meno certezze per quanto riguarda Gattuso, che da un po' di tempo si guarda intorno alla ricerca di nuovi stimoli. Se Ringhio vorrà cambiare aria, Berlusconi non glielo impedirà di certo. Infine una battuta su Ibrahimovic: "Non abbiamo mai fatto follie per nessun giocatore, tranne che per Ronaldinho. E' vero che Ibra era praticamente nostro nel 2006, avevamo l'accordo con lui e con la Juventus, poi Calciopoli cambiò le cose. Però nutro qualche dubbio su un suo possibile inserimento nello spogliatoio rossonero". A dire il vero, ci credeva soltanto il Corriere dello Sport all'impossibile trasferimento dal Barcellona.
INTERISTI ... COMUNISTI! - Non poteva mancare, di questi tempi, il ringraziamento verso quella parte di stampa miope e accomodante, a detta del premier "oggettiva", che non critica apertamente il Milan e la sua dirigenza. Ecco rispuntare l'attacco ai giornali che perdono copie non certo a causa del dominio di televisione e web, ma per "colpa" di quei giornalisti che si permettono di raccontare i fatti così come essi sono. Stavolta, tocca al collega del Corriere della Sera, reo di non parlare bene dei rossoneri. Secondo Berlusconi, "se si scrivesse meno male del Milan, ci sarebbero più lettori del Corriere che leggerebbero quegli articoli. Questo perché i tifosi di calcio vogliono sentire solo cose buone della loro squadra". Peccato che non tutti i tifosi siano così inebetiti da non comprendere che non si può parlare bene di una squadra che rimedia sonore sberle a destra e a manca. Quando il giornalista replica, affermando che migliaia di lettori hanno espresso il proprio gradimento sugli articoli da lui redatti, ritorna preponderante la solita, vecchia retorica del presidente: "Sono gli interisti, sono tutti interisti! Sono come quelli... sono i comunisti che scrivono male di me". Ogni altro commento è superfluo.
Samuele Sassu